Pc "zombie"
Pc "zombie" per oltre due anni e non ci accorgiamo di nulla
I dati diffusi da Trend Micro parlano di un esercito di macchine di privati sfruttate di nascosto dai cybercriminali: In Italia sono almeno 1 milione e mezzo
LE CATTIVE notizie sono tutte nell'ultima ricerca condotta da Trend Micro sulla sicurezza dei computer sparsi nel mondo. Secondo la multinazionale giapponese, una buona parte delle macchine colpie dai cybercriminali resta infetta per più di due anni: un tempo lunghissimo, nel corso del quale si moltiplicano le occasioni di contagio e la possibilità di essere manovrati da questo o quel malvivente.
L'indagine riguarda i cosiddetti "computer zombie", vale a dire "addormentati". Si tratta di pc che a un certo punto vengono "catturati" da un Botmaster - una sorta di "capo" della rete - che li inserisce a loro insaputa in un circuito Bot. A questo punto i computer colpiti diventano essi stessi complici nelle attività illecite orchestrate dal master, contribuendo alla diffusione di software "malvagi" (i cosiddetti "malware"), tra cui soprattutto virus e cavalli di Troia.
Secondo uno studio realizzato da Trend Micro, azienda leader nella sicurezza informatica, in molti paesi una notevole quantità di pc rimane "malata" per oltre due anni, lasciando tutto il tempo ai cybercriminali per danneggiare ogni giorno milioni di computer. Soltanto in Italia, i computer zombie che rimangono tali per almeno un biennio sono più di un milione e mezzo: per l'esattezza, 1.585.228 unità. Su scala globale, la durata media di infezione dei pc è pari a 300 giorni nei paesi più colpiti, ma si possono toccare punte di dieci anni senza diagnosi. In generale, l'80 percento delle macchine compromesse rimane infetto per più di un mese, e ciò spiega il fatto che oltre il 90 percento di tutte le e-mail inviate a livello mondiale è costituito da "spam", vale a dire spazzatura.
A ben guardare, i dati raccolti dalla multinazionale nipponica dicono qualcosa di ancora più grave: ben il 25% degli indirizzi IP compromessi fa capo a realtà aziendali, e quindi a reti intere di macchine contagiate. Schiere di zombie che si annidano nelle case e negli uffici di tutto il mondo, in grado di soverchiare interi server e metterli fuori servizio. Anche per questo le "Bot-net" sono diventate fonte di interesse primario per la criminalità organizzata, in quanto sistemi particolarmente efficaci per guadagnare soldi in maniera illegale.
Tra le azioni di routine delle reti Bot ci sono il "denial of service", vale a dire l'attacco massivo contro qualcuno; lo spam, diffusione di malware tramite l'offerta di prodotti spesso illegali, e il "phishing", attività finalizzata a carpire password e credenziali allo scopo di furto e riciclaggio. Per gli amministratori di queste reti, il reclutamento di nuovi pc è pressoché un gioco da ragazzi. Oltre al contagio tramite e-mail, è possibile diventare zombie anche transitando una sola volta in una pagina web provvista di un codice nocivo. Il guaio, poi, è non accorgersene per anni e contribuire alla crescita esponenziale dei circuiti illegali.
L'unica soluzione, per gli utenti, è quella di proteggere spesso i propri computer, effettuando verifiche costanti e affidandosi alle ultime tecnologie. Dal canto suo, Trend Micro raccomanda il proprio software di protezione, Smart Protection Network, che si sta rivelando particolarmente efficace nel limitare i contagi. Ogni giorno - rendono i fautori della piattaforma - lo Smart Network blocca più di quattro miliardi di minacce. Numeri da record, che rendono bene l'idea di quanti zombie ci siano in giro per la Rete.
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Windows 7
Windows 7 (chiamato anche Blackcomb, Vienna, Seven o Sette) è un sistema operativo prodotto da Microsoft destinato ai PC, sia computer aziendali che casalinghi, portatili, Tablet PC, netbook e media center. Microsoft ha iniziato a pianificare lo sviluppo di Windows 7 nel 2007, con l'obiettivo di rilasciarlo tre anni dopo il suo predecessore, Windows Vista ma, dato il mancato successo commerciale del successore di XP, il suo debutto è avvenuto il 22 ottobre 2009, in anticipo rispetto alla tabella di marcia.
Al contrario del suo predecessore, Windows 7 è progettato per essere un aggiornamento di Vista, con il risultato di essere completamente compatibile con driver, applicazioni ed hardware già compatibile con Windows Vista. Le presentazioni offerte dalla compagnia nel 2008 hanno mostrato il supporto multi-touch, una shell ridisegnata con una nuova taskbar, un sistema di condivisione casalingo chiamato HomeGroup, e miglioramenti delle prestazioni. Alcune applicazioni che erano incluse nelle versioni precedenti di Microsoft Windows, come Windows Mail e Movie Maker non sono più incluse nel sistema, e sono offerte separatamente (e gratuitamente), nel pacchetto di programmi Windows Live Essentials.
Esiste inoltre la versione server, chiamata Windows Server 2008 R2 (o anche Windows Server 7) La versione retail è stata commercializzata il 22 ottobre 2009. Tutti coloro che tra giugno 2009 e gennaio 2010 avranno acquistato un computer con Windows Vista pre-installato, riceveranno gratuitamente (a parte le spese di spedizione del disco) una copia originale di Windows 7 RTM e avranno il diritto di utilizzare l'uno o l'altro sistema operativo a propria discrezione.
Fonte: wikipedia
Copyright sul web
IN CORSO IN COREA DEL SUD IL SESTO ROUND DI INCONTRO MULTILATERALI SULL'ACTA
Copyright sul web, nuove regole tra proposte e proteste
Previsto il rafforzamento delle misure repressive contro la pirateria online. Ma l'accordo è ancora lontano
MILANO - Ha preso il via in Sud Corea il sesto round di incontri multilaterali per l'Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), l'accordo contro la pirateria proposto dagli Stati Uniti per regolare i rapporti commerciali con l'Unione Europea e decine di altri paesi. Tra i temi all'ordine del giorno, la regolamentazione di internet e dei contenuti digitali.
INCONTRI SEGRETI - Gli incontri si svolgono sotto il massimo riserbo per «questioni di sicurezza nazionale», motivo per cui l'amministrazione Obama è stata duramente criticata oltreoceano. Ma in rete sono già emersi alcuni dettagli del nuovo testo, pubblicati da Michael Geist, docente di legge all'Università di Ottawa. E non si tratta certo di notizie confortanti per gli utenti della rete e i colossi del web.
COSA PREVEDE - Un capitolo centrale dell'ACTA prevede il rafforzamento delle misure repressive contro la pirateria online. I fornitori di servizi online (come YouTube, Flickr) saranno chiamati a vigilare sui contenuti condivisi dagli utenti e saranno considerati responsabili per eventuali violazioni del copyright. Non potranno più nascondersi dietro l'escamotage «basta che ci segnalate le violazioni e noi rimuoveremo i file illegali», ma dovranno attivarsi in maniera preventiva per vietare la pubblicazione di contenuti protetti da copyright. Allo stesso tempo i fornitori di connettività (gli ISP) dovranno collaborare con le autorità per punire gli utenti, anche ricorrendo alla disconnessione forzata di chi condivide file illegali.
PROTESTE - «Il governo statunitense vuole dar vita ad un nuovo ordine legale internazionale simile al provvedimento francese del 'tre errori e sei disconnesso'. Il tutto senza che una legge simile sia stata mai approvata negli Stati Uniti», ha subito sottolineato l'associazione per le libertà online Electronic Frontier Foundation (EFF). Altre fonti criticano il testo proposto dagli Stati Uniti in quanto sembra difendere solo gli interessi dei grandi colossi dei media: «I politici che hanno lavorato al documento ricevono cospicui finanziamenti da corporation come Sony, Time Warner, News Corp e Disney», denuncia Read/Write Web. «Il nuovo testo dell'ACTA potrà mettere in discussione la libertà di espressione online e il ricco mondo dei contenuti generati dagli utenti. Il che dovrebbe far preoccupare e indignare i cittadini europei», aggiunge l'EFF.
L'AGENDA - Le negoziazioni si protrarranno fino al prossimo 6 novembre. Non è detto che entro quella data si arrivi ad un accordo. Già i precedenti round di incontri non erano andati a buon fine. E così l'obiettivo di arrivare ad un testo definitivo entro il 2008 è poi slittato al 2010.
Nicola Bruno
Fonte: corriere.it
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Google svela ciò che sa dei propri utenti
CONSULTANDOLA SI POTRÀ SAPERE COSA C'È NEI DATABASE DELLA SOCIETÀ DI MOUNTAIN VIEW
Google svela ciò che sa dei propri utenti
L'azienda Usa ha introdotto «dashboard» una funzione che consente agli utenti di visualizzare i dati raccolti
MILANO - Quanto sa Google su ognuno dei propri utenti? Una domanda alla quale da oggi tutti potranno rispondere. Si chiama «Dashboard», letteralmente «pannello portastrumenti», la nuova funzione introdotta da Google e che consente agli utenti di visualizzare tutto ciò che il motore di Mountain View ha salvato su di loro. All'apposita pagina sono visualizzati tra gli altri i dati sulle attività; i contatti; la cronologia web; l'account; i documenti; le mail; i RSS-feeds; gli alerts; i numeri di telefono; la chat.
PANORAMICA - La maggior parte delle informazioni era finora già accessibile agli utenti di Google attraverso i vari i servizi ai quali si era iscritti. Si tratta sostanzialmente di una panoramica che riepiloga più chiaramente le informazioni in possesso di Google associate all'account - dati che l'utente potrà velocemente modificare o cancellare. Google è spesso stata accusata di raccogliere indiscriminatamente dati di ogni genere sui propri utenti. Con il numero crescente di servizi offerti dal motore di ricerca online più popolare al mondo aumentano anche le difficoltà di preservare la riservatezza. In un mondo in cui le comunicazioni sono sempre più facili da condividere il Grande Fratello è sempre in agguato e ormai siamo tutti spiati o spiabili, magari anche senza intento di dolo. Fino ad oggi. Se Google, ha sempre rifiutato di rivelare informazioni sui dati salvati, con Dashboard, prova a fare un po' di chiarezza e promette più trasparenza. Il nuovo servizio, che compare nell'account Google, non solo indicizza tutte le ricerche e i dati personali salvati, ma mostra anche quali di questi sono accessibili dall'esterno. Inoltre, l'utente potrà non solo gestire i principali parametri e funzionalità, ma anche cancellarle diverse tracce lasciate in rete. «Dare la possibilità agli utenti di controllare i dati e garantire più trasparenza è un grosso passo avanti», ha spiegato Yariv Adan, product manager di Google. «Speriamo possa essere d'impulso per il settore che possa riflettere su questi temi», ha aggiunto l'esperto. Se l'euforia tra molti sostenitori e appassionati del colosso informatico è grande, ogni nuovo progetto presentato da Google accresce la diffidenza tra i detrattori: alcuni blogger si chiedono, infatti, se questo servizio non possa essere una facile chiave d'accesso per qualche cybercriminale. Google Dashboard è stato sviluppato da un team di ricercatori a Monaco di Baviera e Zurigo.
Elmar Burchia
Fonte: corriere.it
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