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JAMP

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COS'E' JAMP
JAMP è un framework open source per lo sviluppo di applicazioni WEB, tale definizione se pur esatta rende poco l'idea di quello che realmente esso rappresenta, per questo tenteremo di dare una definizione meno formale ma più chiara. Inziamo nello spiegare cosa si intende per applicazione WEB, ossia volendo semplificare, un programma nel quale l'utente accede alle sue funzionalità tramite l'utilizzo di un browser (Firefox, Internet Explorer, Opera, Safari, ecc). Gli ambiti più comuni nei quali è possibile trovare degli esempi sono: groupware, webmail, e-learning, rubriche, modulistica, help desk, gestione dei servizi e gestionali.

WEB 2.0
Nel passato, quando si parlava di WEB, si tendeva a valorizzare solo uno dei suoi tanti aspetti ovvero la possibilità di accedere a contenuti di carattere multimediale (immagini, video, testo, collegamenti ipertestuali), tale visione risultava essere limitata perchè rappresentava il WEB come un sistema nel quale gli utenti recitavano un ruolo passivo di semplice ricerca delle informazioni. Nel corso degli anni, grazie anche allo sviluppo di nuove tecnologie come ad esempio AJAX, il WEB si è sempre più evoluto, fino all'avvento del cosidetto WEB 2.0, locuzione generica utilizzata proprio per indicare uno stato di evoluzione dato dall'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione come Facebook, Wikipedia, Youtube, i Blogs. Questo ha sortito non solo l'effetto di spazzare via ogni possibile ombra sulle potenzialità di questo strumento ma in un certo senso ha anche segnato il passo a quello che sarà il futuro dei nuovi software, sempre più improntati verso questa vantaggiosa piattaforma a discapito invece di architetture vecchie e relegate ad ambiti sempre più ristretti.

VANTAGGI E SVANTAGGI DELLA PROGRAMAZIONE WEB
I principali vantaggi che può dare un software sviluppato in ambiente web sono:

•Multipiattaforma: rendere il prodotto indipendete dalla piattaforma hardware ma anche dal sistema operativo utilizzato.
•Centralizzato: l'applicazione è centralizzata perchè installata solo sul server, gli utenti possono accervi dalle loro postazione o dispositivi mobili tramite un comune browser senza ulteriori software che rallenterebbero il deploy dell'applicazione, le operazioni di aggioramento ed il backup.
•Integrazione: gli applicativi web si prestano meglio all'integrazione con altri sistemi.
•Sicurezza: a differenza dei tradizionali linguaggi di programmazione che spesso gestiscono la sicurezza dei dati con sistemi proprietari dei quali non sempre se ne conosce l'affidabilità, in ambito web è possibile creare delle infrastrutture estremamente sicure per l'accesso e la protezione dei dati. Parliamo di protocolli di sicurezza come https, metodi di cifratura, certificati digitali, questi sono solo alcuni dei sistemi implementabili e dei quali si è certi del loro alto livello di sicurezza essendo degli standard universalmente riconosciuti.
Passiamo anche agli svantaggi, in realtà il vero grosso ostacolo che si ha nello sviluppare applicazioni WEB è la maggiore difficoltà di implementazione, il fatto di dover utilizzare diversi linguaggi come: HTML, CSS, javascript, script server side (PHP, ASP, JSP, ...) e la diversa natura dei browser i quali non sempre rispettano a pieno gli standard W3C, comporta inevitabilmente tempi più lunghi e di conseguenza l'aumento dei costi.

I FRAMEWORK
Framework è un termine inglese che significa "intelaiatura", in ambito informatico si suole intendere una struttura di supporto su cui un software può essere organizzato e progettato. Lo scopo di un framework è di far risparmiare allo sviluppatore la riscrittura di codice già steso in precedenza per compiti simili, essi dunque possono essere la soluzione ottimale per l'abbattimento di quelli che sono i tempi e costi di realizzazione. Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi framework tra questi anche quelli dedicati allo sviluppo di applicazioni WEB, spesso però la loro complessità e scarsa flessibilità ne ha frenato il potenziale. JAMP nasce appunto dall'idea di creare un framework più vicino alle esigenze di un programmatore, motivo per il quale prima di iniziare a progettare la sua struttura ci siamo posti tutta una serie di obiettivi da perseguire:

•Facilità: la configurazione del framework ed il suo utilizzo deve essere semplice ed immediato.
•Flessibilità: l'architettura del framework non deve imporre limiti strutturali allo sviluppo delle applicazioni, ciò è possibile solo se l'utente è libero di poter inserire il proprio codice nel linguaggio di programmazione nativo (PHP e Javascript).
•Opensource: distribuire il codice con licenza GPL significa principalmente permettere ad altri di valutare ed esprimere un giudizio obiettivo sul lavoro svolto, accettando anche le critiche e i consigli che provengono dal mondo esterno.
•Completo: l'obiettivo finale è quello di creare un ambiente IDE completo compreso di GUI per lo sviluppo.
•Veloce: le prestazioni delle applicazioni non devono risentire della presenza del framework.

Sito Ufficiale: http://jamp.alyx.it

 

Facebook : via le reti geografiche

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Facebook : via le reti geografiche

Lo annuncia con una lettera aperta agli utenti, il fondatore. Nuovo sistema di gestione dei dati

MILANO - Tutti gli iscritti di Facebook, compresi quelli italiani, il 2 dicembre hanno ricevuto una lettera aperta da Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo del popolare social network. Il motivo? Cambieranno le impostazioni sulla privacy, e il ragazzo prodigio della Rete ha deciso di informare direttamente i propri utenti delle modifiche imminenti. In sostanza verrà smantellato il sistema delle reti geografiche (che coprono intere nazioni e sono dunque troppo estese per avere senso in un social network), mentre sarà semplificata la gestione della privacy, cioè la possibilità per gli utenti di decidere chi può vedere i propri contenuti.

LA LETTERA - Come scrive Zuckerberg nella lettera: «Con la crescita della base di utenti di Facebook, alcune reti geografiche contano oggi milioni di membri. Con reti così vaste, siamo giunti alla conclusione che il modello attuale non sia più il modo migliore per consentire agli utenti di controllare la propria privacy. Considerato che quasi il 50% di tutti gli utenti di Facebook è membro di reti geografiche, questo è per noi un argomento di estrema importanza. Un sistema migliore consentirebbe quindi a oltre 100 milioni di persone di avere un maggiore controllo sulle proprie informazioni. Il nostro piano prevede l’eliminazione delle reti geografiche e la creazione di un modello semplificato per il controllo della privacy, dove ciascuno può decidere a chi rendere disponibili i contenuti: esclusivamente agli amici, agli amici degli amici, o a tutti gli utenti». Il passaggio al nuovo sistema avverrà nelle prossime settimane; per questo la lettera invita gli utenti a controllare le proprie impostazioni e ad aggiornarle di conseguenza, in base alle preferenze individuali.

TRA PRIVACY E APERTURA - La gestione dei dati personali è per Facebook materia sempre più delicata, che il social network sta affrontando negli ultimi mesi con una politica di maggior trasparenza. Il fatto è che a fronte di questa rinnovata attenzione verso la privacy e di questa sensibilizzazione dei propri iscritti c’è la tendenza, per certi versi opposta, verso una maggiore apertura dei contenuti ospitati dalla piattaforma. I profili e gli aggiornamenti possono essere resi pubblici, mentre negli ultimi tempi sono partite sperimentazioni per effettuare ricerche in tempo reale, un po’ come avviene sulla rete concorrente di Twitter. Da un lato dunque c’è la necessaria tutela della prossimità e dell’intimità in una rete sociale che favorisce l’amicizia, dall’altro il desiderio di sfruttare l’enorme bacino di informazioni, notizie e contenuti depositati dagli utenti. In futuro Facebook – che ha appena varcato la soglia dei 350 milioni di utenti, aggiungendone 50 milioni negli ultimi 2 mesi e mezzo – si dovrà muovere in equilibrio tra questi estremi. Finora comunque la sua posizione di stella del socialnetworking è ancora lungi dall’essere insidiata.

Carola Frediani

fonte: corriere.it

 

 

Google ridisegna l'home page

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Google ridisegna l'home page

Pochi cambiamenti grafici. Il motore di ricerca avrà però nuove funzionalità per filtrare i risultati

MILANO - Che Google stesse mettendo a punto un restyling della sua homepage se n'era vociferato nei giorni scorsi su diversi blog specializzati e ben informati su ciò che succede nel quartier generale di Mountain View. Un'operazione non da poco, se si pensa che la pagina di Google è per milioni di persone in tutto il mondo la porta di accesso principale alla Rete. Ora da Gizmodo arriva la conferma: presto il motore di ricerca avrà una nuova home, diversa nel design e nelle funzionalità rispetto a quella diventata a tutti familiare. Una pagina che si può già vedere e provare in anteprima, seguendo le istruzioni apparse sullo stesso Gizmodo.

IL TRUCCO - Basta andare su Google.com (ovvero la versione inglese) , inserire nella url un codice e apparirà la home ridisegnata. Dal punto di vista grafico, cambia leggermente il logo del motore di ricerca: le lettere appaiono più grandi, con colori più cangianti e accesi, e ricordano in qualche modo una delle prime versioni di Google. I due bottoni sotto la stringa di ricerca,si colorano di blu, anch’esso molto acceso. Ma le novità principali si possono notare eseguendo una ricerca. Una volta inserito un termine nella stringa e cliccato su "search", a sinistra della pagina, di fianco ai risultati, appare una barra che consente di canalizzare e raffinare la ricerca stessa. Prima di tutto dal punto di vista temporale: niente realtime, per ora, ma la nuova funzionalità consente di filtrare il contenuto del web a seconda di quando è apparso online. È poi possibile scegliere tra alcune aree dove concentrare la ricerca: news, immagini, video, libri, forum, blog. In ciascuna area, è possibile un'ulteriore scrematura: ad esempio per i video è possibile scegliere la durata o la qualità della clip. Ricerche mirate e veloci dunque, grazie ad una sidebar che ricorda quella di Bing, il motore di Microsoft, e concettualmente avvicina Google all’interfaccia di Facebook. Il redesign non è definitivo e sono ancora possibili modifiche e ripensamenti. Google vorrebbe lanciare la nuova homepage all’inizio del prossimo anno ma prima ha deciso di farla testare ad un gruppo di utenti. È stato uno di loro, probabilmente, a fornire a Gizmodo il codice con cui accedere alla nuova homepage, svelandola così a tutto il Web.

Elvira Pollina
fonte: corriere.it

 

GPhone sempre più vicino

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GPhone sempre più vicino

Nuove indiscrezioni sul telefonino della grande G dicono che potrebbe arrivare nei primi mesi del nuovo anno

MILANO – È di nuovo tempo di indiscrezioni sull’atteso «Googlefonino». Questa volta – dicono quelli di TechCrunch – i rumors sarebbero più che attendibili e dimostrerebbero che tutto quel che Google ha fatto fino a ora nel settore mobile (con l’introduzione del suo sistema operativo per il mobile Android in dispositivi di terzi) è stato solo una fase di riscaldamento in preparazione del vero Google Phone.

GPHONE – Il prodotto al quale stanno lavorando i tecnici di Mountain View sarebbe infatti uno smartphone basato su una nuova versione di Android e marchiato Google. Non si tratterà quindi di un altro telefono prodotto da uno dei soliti costruttori e basato sull’OS della grande G: il GPhone sarà costruito da un partner (si dice sia un produttore coreano, forse Samsung o LG?) appositamente per l’azienda di Brin e Page, che avrà potere decisionale su ogni dettaglio tecnico del suo telefonino.

NEL 2010 – Chiaramente non è arrivata alcuna conferma da parte di Google, anche se a questo punto il suo ingresso diretto nel mercato degli smartphone, in diretta competizione con Apple e il suo iPhone, pare cosa certa. Mancano quindi informazioni sull’aspetto del Googlefonino e sui dettagli tecnici, ma si vocifer di un grande display dotato di tecnologia touch e di un processore super veloce che farà impallidire il concorrente della mela morsicata. Il suo arrivo sul mercato – inizialmente previsto per le prossime festività natalizie – sarebbe in calendario per i primi mesi del 2010, accompagnato da una campagna promozionale che a quanto pare sarà massiccia.

Alessandra Carboni
fonte: corriere.it

 

Pc "zombie"

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Pc "zombie" per oltre due anni
e non ci accorgiamo di nulla

I dati diffusi da Trend Micro parlano di un esercito di macchine di privati sfruttate di nascosto dai cybercriminali: In Italia sono almeno 1 milione e mezzo


Pc "zombie" per oltre due anni e non ci accorgiamo di nulla
LE CATTIVE notizie sono tutte nell'ultima ricerca condotta da Trend Micro sulla sicurezza dei computer sparsi nel mondo. Secondo la multinazionale giapponese, una buona parte delle macchine colpie dai cybercriminali resta infetta per più di due anni: un tempo lunghissimo, nel corso del quale si moltiplicano le occasioni di contagio e la possibilità di essere manovrati da questo o quel malvivente. 

L'indagine riguarda i cosiddetti "computer zombie", vale a dire "addormentati". Si tratta di pc che a un certo punto vengono "catturati" da un Botmaster - una sorta di "capo" della rete - che li inserisce a loro insaputa in un circuito Bot. A questo punto i computer colpiti diventano essi stessi complici nelle attività illecite orchestrate dal master, contribuendo alla diffusione di software "malvagi" (i cosiddetti "malware"), tra cui soprattutto virus e cavalli di Troia. 

Secondo uno studio realizzato da Trend Micro, azienda leader nella sicurezza informatica, in molti paesi una notevole quantità di pc rimane "malata" per oltre due anni, lasciando tutto il tempo ai cybercriminali per danneggiare ogni giorno milioni di computer. Soltanto in Italia, i computer zombie che rimangono tali per almeno un biennio sono più di un milione e mezzo: per l'esattezza, 1.585.228 unità. Su scala globale, la durata media di infezione dei pc è pari a 300 giorni nei paesi più colpiti, ma si possono toccare punte di dieci anni senza diagnosi. In generale, l'80 percento delle macchine compromesse rimane infetto per più di un mese, e ciò spiega il fatto che oltre il 90 percento di tutte le e-mail inviate a livello mondiale è costituito da "spam", vale a dire spazzatura. 

A ben guardare, i dati raccolti dalla multinazionale nipponica dicono qualcosa di ancora più grave: ben il 25% degli indirizzi IP compromessi fa capo a realtà aziendali, e quindi a reti intere di macchine contagiate. Schiere di zombie che si annidano nelle case e negli uffici di tutto il mondo, in grado di soverchiare interi server e metterli fuori servizio. Anche per questo le "Bot-net" sono diventate fonte di interesse primario per la criminalità organizzata, in quanto sistemi particolarmente efficaci per guadagnare soldi in maniera illegale. 

Tra le azioni di routine delle reti Bot ci sono il "denial of service", vale a dire l'attacco massivo contro qualcuno; lo spam, diffusione di malware tramite l'offerta di prodotti spesso illegali, e il "phishing", attività finalizzata a carpire password e credenziali allo scopo di furto e riciclaggio. Per gli amministratori di queste reti, il reclutamento di nuovi pc è pressoché un gioco da ragazzi. Oltre al contagio tramite e-mail, è possibile diventare zombie anche transitando una sola volta in una pagina web provvista di un codice nocivo. Il guaio, poi, è non accorgersene per anni e contribuire alla crescita esponenziale dei circuiti illegali. 

L'unica soluzione, per gli utenti, è quella di proteggere spesso i propri computer, effettuando verifiche costanti e affidandosi alle ultime tecnologie. Dal canto suo, Trend Micro raccomanda il proprio software di protezione, Smart Protection Network, che si sta rivelando particolarmente efficace nel limitare i contagi. Ogni giorno - rendono i fautori della piattaforma - lo Smart Network blocca più di quattro miliardi di minacce. Numeri da record, che rendono bene l'idea di quanti zombie ci siano in giro per la Rete.

 
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